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Annunciata dalle crescenti difficoltà di due hedge fund statunitensi
specializzati nel settore dei mutui sub-prime, in luglio si è accesa nel
mercato dei mutui immobiliari americano una crisi che si è
ripercossa rapidamente sui mercati finanziari, monetari e borsistici
internazionali.
Sono aumentati ovunque i premi per il rischio e la
cautela degli intermediari nell’erogare il credito; sono caduti i corsi
azionari e, soprattutto, gli scambi nel mercato monetario. Questi
ultimi effetti sono stati contrastati dalla riserva federale statunitense,
dalla Banca centrale europea e dalle autorità monetarie di altri paesi
con iniezioni di liquidità; la riserva federale ha inoltre ridotto i tassi di
riferimento. Ne è discesa un’attenuazione delle turbolenze.

La crisi non sembra finora aver mutato nella sostanza la crescita
attesa dell’economia mondiale. Il quadro inflazionistico rimane
nell’insieme favorevole grazie alle limitate pressioni dal lato della
domanda, all’apprezzamento dell’euro e a una dinamica salariale
complessivamente moderata. L’esposizione dei maggiori gruppi
bancari italiani verso il settore dei mutui sub-prime americani appare
limitata. Le grandi banche italiane che partecipano alla Bank
Lending Survey dell’Eurosistema segnalano di aver incontrato
difficoltà nel corso degli ultimi tre mesi nel reperimento di fondi sui mercati monetario e obbligazionario e prospettano un moderato irrigidmento delle condizioni di offerta del credito nell’ultima pare dell’anno.
Gli indicatori di rischiosità del credito hanno registrato una lieve flessione e continuano a mntenersi su livelli molto contenuti rispeto al passato.
Come nelle altre principali piazze internazionali, le quotazioni azionarie in Italia, in calo dalla fine di luglio a seguito della crisi del mercato dei prodotti del credito strutturato, sono in via di recupero dall’inizio di settembre.