(di Redazione) –

L’ultima indagine Adusbef sui costi dei servizi bancari sul sito ‘Patti Chiari’ (messo in liquidazione dall’Abi), è stata condotta prendendo in considerazione l’ indicatore sintetico di costo per i conti ordinari, con profilo a bassa operatività, su 56 banche, 5 delle quali non hanno indicato il valore dell’ISC. Il confronto è stato effettuato con la precedente indagine, condotta con criteri analoghi.

Adusbef pur registrando una diminuzione consistente dei costi di gestione dei conti correnti, specie da parte delle banche del Gruppo BPER: Banca Popolare dell’Emilia Romagna, con un – 52,75%; Banca di Sassari – 52,26%; Banco di Sardegna -45,74%; -Banca Popolare Mezzogiorno -29,65%; Banca Popolare Ravenna-32,51%, portando la media dei costi a diminuire del 10,6% dai precedenti 348 euro (-37 euro), che tuttavia attestati a 311 euro, restano i più alti della media Ue (con 114 euro).

Le banche più care e sopra la media di 311 euro erano: Cariparma e Cassa Risparmio La Spezia (471,81 euro); seguite da Friuladria (466,15 euro); Banco Popolare (400,10 euro); Banca Cesare Ponti (394,50 euro); Unicredit (337,18 euro). Le banche meno care la BNL (238,35 euro); Intesa San Paolo ed una sfilza di casse di risparmio come Cari Viterbo, Cari Civitavecchia, Cari Rieti, Cari Bologna, Cari Venezia, Casse di Risparmio dell’Umbria tutte con 244,20 euro; la Banca Commercio ed Industria e le Popolari di Ancona e Bergamo con 275,18 euro; la Banca Popolare di Milano (286,21 euro), con il Monte dei Paschi di Siena che rappresenta la perfetta media dei 56 istituti di credito rilevati, con 311,20 euro.

L’Istituto che ha praticato l’ aumento maggiore è la Banca di Credito popolare (+37,72%), mentre gli incrementi più esigui sono stati quelli di Banca Carime, Banca Popolare del Commercio e dell’ Industria, Banca Popolare di Ancona, Banca Popolare di Bergamo, Banca regionale europea, Banco di Brescia, che hanno rincarato di 2 euro, pari allo 0,73%, portando i costi annui a 275,18, sotto la media di 311 euro.

Rispetto alla precedente rilevazione non avevano comunicato i dati 5 banche, tra le quali spiccava la commissariata Banca delle Marche (andata in risoluzione con CariChieti, CariFerrara, Banca Etruria) i cui costi di gestione di un conto corrente erano attestati a 354,60 euro, ben al di sopra della media di 311.

In merito alle 50 banche rilevate che hanno pubblicizzato i costi, 22 di esse praticano condizioni di costi superiori alla media del campione indagato da Adusbef che rappresenta oltre l’85% del sistema bancario, i restanti 28 istituti di credito hanno condizioni inferiori alla media di 311 euro, che tuttavia resta tra le più elevate d’Europa di un + 173%, la cui media è pari a 114 euro. Ai consumatori ed utenti, la libertà di scegliere le banche meno care a parità di qualità dei servizi erogati, per cercare di far attivare la concorrenza (che viene praticata solo dalle banche on-line e dalle Poste rispetto alle tradizionali),in una foresta pietrificata che continua a vivere e prosperare su consolidate rendite di posizione.

Rispetto al precedente esame, i dati relativi ai seguenti istituti non sono disponibili:

– Banca delle Marche

– Banca Nuova

– Banca popolare pugliese

– Banca di Sarsina

– Credito Bergamasco

Sono pervenuti, invece, i dati relativi alle seguenti banche, non presenti nell’ analisi di marzo 2014:

– Cassa di risparmio di Fano

– Cassa di risparmio di Forlì e dell’ Emilia-Romagna

– Cassa di risparmio del Friuli Venezia Giulia

– Cassa di risparmio del Veneto

– Credito emiliano

Per questi 2 gruppi di banche, come è ovvio, non è possibile operare un confronto. Vediamo ora quali istituti hanno aumentato o diminuito i costi. Rispetto al precedente esame, risultano aumentati gli indici delle seguenti banche:

– Banca Carime

– Banca del Monte di Lucca

– Banca di credito popolare

– Banca popolare del Commercio e dell’ Industria

– Banca popolare di Ancona

– Banca popolare di Bergamo

– Banca popolare Friuladria

– Banco di Brescia

– Banca regionale europea

In particolare, l’ istituto che ha praticato l’ aumento maggiore è la Banca di Credito popolare (+37,72%).

L’ incremento più esiguo è, invece, quello di: Banca Carime, Banca Popolare del Commercio e dell’ Industria, Banca Popolare di Ancona, Banca Popolare di Bergamo, Banca regionale europea, Banco di Brescia; tale aumento è dello 0,73%. L’ analisi ha evidenziato anche alcuni casi di decremento consistente dei costi per la tenuta dei conti correnti; si tratta dei seguenti istituti:

– Banca della Campania

– Banca di Sassari

– Banca Popolare del Mezzogiorno

– Banca Popolare dell’ Emilia Romagna

– Banca popolare di Ravenna

– Banca popolare di Spoleto

– Banco di Sardegna

Per quanto riguarda gli istituti che hanno abbassato i costi, quello che ha diminuito in modo più consistente

è la Banca Popolare dell’ Emilia-Romagna (-52,75%), mentre l’ abbassamento di minore ammontare è quello praticato dalla Banca popolare di Spoleto (-1,09%). Le restanti banche non hanno fatto registrare variazioni dei costi praticati rispetto alla rilevazione di marzo 2014. Si assiste, quindi ad un abbassamento degli ISC indicati dalle banche. Rispetto alla rilevazione di marzo (ISC medio 348 euro), quella di novembre (ISC medio 311 euro) vede una riduzione dell’Indice sintetico di costo del 10,6 percento.

Dopo l’ultima mossa Bce del 10 marzo, che ha tagliato i tre tassi principali con l’allentamento quantitativo (QE) salito ad 80 miliardi al mese esteso ai bond delle aziende, per il denaro che le banche non immetteranno nel sistema, per esempio con i prestiti alle imprese, gli Istituti di Credito dovranno pagare lo 0,40%, i mutui saranno meno cari, ma i depositi bancari non renderanno nulla e sarà difficile mantenere i costi elevati dei conti correnti.

Non è escluso che le banche, per mantenere attivi i bilanci, saranno costretti ad aumentare le commissioni applicate sui conti correnti o introducendo nuovi costi e/o spese.

Adusbef e Federconsumatori, che continueranno a monitorare costi, tassi e condizioni, dopo l’introduzione del bail-in; il decreto di esproprio del 22 novembre 2015 ad azionisti ed obbligazionisti subordinati delle quattro banche in risoluzione (CariChieti, CariFerrara, banca Marche, Banca Etruria), prevedono una fuga dalle banche, per l’eccessiva onerosità dei costi di gestione dei conti correnti tradizionali non convenzionati agli sportelli, che restano insostenibili.