(di (Redazione)) –

A qualcuno la notizia potrebbe non andare troppo a genio; ma in buona parte del paese, le aziende straniere sembrano reggere l’urto della crisi meglio di quelle italiane. In Piemonte, ad esempio, Unioncamere ne conta una ogni nove gestite da italiani; con un trend di crescita che per le prime e’ in completa controtendenza rispetto alle seconde. Vale a dire che, a differenza di quanto accade tra le aziende italiane (calate dello 0,11 per cento), nel solo 2015 quelle straniere sono cresciute di 4 punti percentuali, con la nascita di oltre 5 mila nuove attivita’ a fronte di 3 mila cessazioni circa.

E non va troppo diversamente nel resto del paese, dal momento che a livello nazionale le percentuali sono all’incirca le stesse. Vale a dire che in Italia poco meno di un azienda ogni dieci e’ gestita da un imprenditore straniero. In molte regioni poi, le proporzioni sono addirittura maggiori: se in Abruzzo, ad esempio, le 13mila imprese a conduzione straniera coprono il 9 per cento del totale, in Emilia, che ne conta quasi 50mila, la percentuale sale addirittura al 10,5; mentre in Friuli (12mila), Lazio (70mila) , Liguria (19mila) e Lombardia (oltre 100mila) le attivita’ condotte da stranieri arrivano a coprire l’11 per cento di quelle complessive. Il primato percentuale (12%) resta in mano alla Toscana, sul cui territorio risiedono 52mila aziende condotte da immigrati.

Il tutto in barba a una congiuntura sfavorevole che perdura ormai da quasi un decennio; e a condizioni che, spesso, per gli imprenditori immigrati sono perfino peggiori rispetto ai colleghi italiani. Secondo il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, sarebbe proprio il segmento di mercato costituito dall’imprenditoria straniera ad affrontare “le maggiori difficolta’ di accesso ai finanziamenti”. “L’imprenditoria straniera – avverte Dardanello – rappresenta una risorsa preziosa per l’economia del territorio: spetta quindi alle istituzioni saper valorizzare e sostenere questo bacino di imprenditori, ad esempio attraverso politiche mirate di sostegno al credito”.

(Fonte Redattore sociale) (dire.it)