(di Antonio Cappelli, Direttore Provinciale Confindustria L’Aquila) –

L’energia del futuro è l’intelligenza. Per crearla bisogna far circolare le idee, cosa pericolosissima. non i Tir.
Non so se è vero che le patatine Pai vengono raccolte in Germania, lavate in Sicilia, fritte in Svizzera e impacchettate a Genova, ma quand’anche ciò non fosse sarebbe un iperbole che ben rappresenta il paradosso nel quale viviamo.
Al Politecnico di Zurigo hanno ideato, e costruito in un anno sul Monte Rosa, una “casa” eco-compatibile di 5 piani ad alta tecnologia: autosufficiente al 90%, con un impianto fotovoltaico che con una sola pompa di calore garantisce tutta l’energia necessaria, 85mq di pannelli solari che permettono l’autosufficienza per l’acqua calda, un sistema di riutilizzo dell’energia in eccesso che viene racchiusa in appositi accumulatori per consentire l’erogazione in assenza di luce. +20° dentro, -20° fuori.
È stato costruito per dimostrare con i fatti che si può andare molto oltre quello che ci fanno credere.Il Centro Riciclo Vedelago di Treviso (3 ml di euro) con soli sistemi meccanici riutilizza circa il 99% del rifiuto (senza il famoso 20/30% di residuo da incenerire) derivante sia dalla raccolta differenziata residenziale porta a porta (proveniente dai Comuni del circondario) sia da rifiuti industriali di commercianti ed artigiani: reca all’industria una materia prima-seconda riutilizzabile in ulteriori cicli di produzione, mentre la percentuale di rifiuto non differenziabile (principalmente plastiche), e quindi solitamente non riutilizzabile, viene estruso, tritato e impiegato nei manufatti edili in sostituzione della sabbia di cava.
L’”impianto tipo” supporta 90 scuole a Treviso, 160 comuni in Sardegna, colossi come Benetton, Gardaland… e 80 mila euro l’anno risparmiati sulla tassa per la spazzatura. Carla Poli, iniziatrice del Centro, è stata premiata dalla Ue come miglior imprenditrice con 141 mila euro.
A Bolzano, dove vantano il Pil più alto d’Europa, hanno le “case attive”, cioè autosufficienti…
Jeremy Rifkin dice che l’Italia per la sua natura geologica dovrebbe guardare al futuro e guidare l’Europa verso la III rivoluzione industriale: è una penisola assolata, ventosa e con acque termali che, tra fotovoltaico, eolico e geotermico, potrebbe fare grandi cose.
Eppure, abbiamo Comuni indebitati per 45 mld di euro, uno di questi, in provincia di Sondrio, con sole 20 famiglie, si è perfino cimentato con l’acquisto di titoli derivati…
Da qualche giorno abbiamo un nuovo Governo che potrebbe, finalmente, darci la spinta necessaria; si tratta di un Esecutivo composto da tecnici di prim’ordine che sono certamente in grado di sapere ciò di cui il Paese ha bisogno e, mi auguro, che il Parlamento, al di là dei proclami delle forze politiche che lo compongono, abbia il coraggio di avallare le scelte, seppur dolorose, che verranno fatte.
Vorrei dare il mio contributo non allo sterile dibattito, ma a quella gran parte del Paese che vuole che si decida e si operi, e presto.
Alcune azioni sono da mettere in piedi in pochissimi giorni e, certamente prima delle prossime Festività.
Scelgo ragionatamente il canovaccio del Progetto delle Imprese per l’Italia, valido due mesi fa, ma non faceva comodo prenderlo in considerazione, ed ancor più valido oggi perché il tempo si è fatto, da breve, brevissimo.
Premesso che nel mondo intero il denaro viene creato sul debito e che il cartaceo rappresenta l’1% della massa monetaria, i titoli pubblici il 13% mentre i derivati ben il 75%, se facciamo due conti la mole di strumenti finanziari ammonta a 800mila miliardi di dollari a fronte di 62mila miliardi di prodotto interno lordo.
Evidente che nessuno può, con così poco prodotto del suo lavoro, pagare tanti debiti: ergo, calano i consumi, salgono i prezzi, crisi di liquidità.
Tagliare in maniera indiscriminata pensioni, stipendi, servizi, significa ridurre alla fame.
E non è “economico”.

Cinque le questioni su cui operare:

Spesa pubblica e riforma delle pensioni

È fondamentale che si dia piena attuazione ai tagli già programmati.
Ma è altresì essenziale che i tagli non siano indiscriminati e siano volti a colpire i veri e grandi sprechi che si annidano nelle pubbliche amministrazioni.
In questo contesto bisogna intervenire con decisione sui costi della politica e sugli apparati istituzionali. Si tratta di una misura che non ha un valore soltanto simbolico, ma che può contribuire, attraverso l’eliminazione di duplicazioni organizzative e procedurali che pesano su cittadini e imprese, a migliorare l’assetto dello Stato e le sue performance.
La spesa sanitaria è cresciuta da 67,5 miliardi a 113,5 miliardi nel decennio 2000-2010 ad un tasso medio annuale di oltre 2 punti superiore a quello del PIL.
Vanno realizzate condizioni effettive per favorire una maggiore efficienza complessiva. In tal senso, occorre sviluppare ulteriormente forme di compartecipazione da parte dei cittadini abbienti, spingere sul processo di informatizzazione e favorire lo sviluppo delle varie forme di sanità integrativa.
Anche la spesa per acquisti di beni e servizi della PA è cresciuta più del PIL nel decennio appena concluso e, quindi, i processi decisionali e operativi in tale ambito dovranno essere improntati alla massima trasparenza e confrontabilità facendo si che gli acquisti siano maggiormente improntati alla qualità e all’appropriatezza, superando l’unico parametro del prezzo più basso.
Un settore fondamentale di intervento è quello della spesa per pensioni.
Anche se con fatica, è necessario eliminare rapidamente le pensioni di anzianità, accelerare l’aumento dell’età di pensionamento di vecchiaia, equiparare l’età di pensionamento delle donne a quella degli uomini anche nel settore privato soprattutto per rendere meno iniquo il rapporto fra generazioni, a fronte del fenomeno, comune a tutti i paesi ma particolarmente accentuato da noi, dell’invecchiamento della popolazione.
Un contributo in questa direzione può certamente venire dall’ulteriore sviluppo del sistema di previdenza integrativa.
Le risorse reperibili con la riforma delle pensioni devono anche concorrere a realizzare gli interventi cruciali per la crescita e in particolare a ridurre l’attuale cuneo contributivo e fiscale e rilanciare così l’occupazione, soprattutto dei giovani.

Riforma fiscale

Una riforma fiscale per lo sviluppo deve avere come obiettivo una significativa riduzione del prelievo su famiglie e imprese.
È indispensabile dare impulso alla capacità competitiva delle imprese italiane, in particolare riducendo il cuneo tra costo del lavoro e retribuzione netta.
Va pertanto avviato subito il processo di superamento dell’Irap a partire dalla componente del costo del lavoro.
Lo strumento fiscale va anche utilizzato per lo strumento fiscale va anche utilizzato per poche e selezionate finalità di politica industriale – tra cui promozione degli investimenti in R&D e rafforzamento patrimoniale delle imprese – e per sostenere l’occupazione, in particolare dei giovani.
Va rafforzata l’azione di contrasto dell’evasione fiscale che serve si a recuperare gettito, ma è anche una misura per la crescita perché elimina un fattore di concorrenza sleale, che tende a impedire la crescita dimensionale delle imprese e la loro internazionalizzazione.

Cessioni del patrimonio pubblico

Per sostenere la credibilità e competività del sistema Paese, occorre un piano immediato di cessioni del patrimonio pubblico – mobiliare e immobiliare – per ottenere un rapido abbattimento dello stock di debito pubblico e ridurre l’enorme perimetro della manomorta pubblica sull’economia italiana.
Sono poi necessarie ampie privatizzazioni nel settore dei servizi pubblici locali (SPL), gestiti attraverso migliaia di società controllate da enti locali e generalmente in perdita, malgrado i generosi sussidi pubblici.

Liberalizzazioni e semplificazioni

È indispensabile per il ritorno alla crescita ridurre in maniera drastica l’eccesso di regolamentazione e procedere ad una energica liberalizzazione delle attività economiche.
Per dare impulso al processo di liberalizzazione dei mercati in cui è ancora forte la presenza pubblica, occorre anzitutto istituire autorità indipendenti nei settori che ne sono privi o estendere le competenze delle autorità esistenti per colmare le attuali carenze, con l’obiettivo di garantire imparzialità, parità di trattamento e certezza della regolazione.
L’abbattimento delle barriere all’entrata di nuovi concorrenti e degli ostacoli all’esercizio delle attività economiche deve diventare la regola e non l’eccezione.
È urgente liberalizzare i servizi professionali. Alcuni dei principi già affermati nella manovra di agosto sono condivisibili.
Gli effetti però sono incerti e rinviati nel tempo. Vanno introdotte misure di applicazione immediata, alle quali affiancare una riforma strutturale e più incisiva che introduca effettivi elementi di concorrenza e qualità nell’offerta dei servizi professionali.
Bisogna proseguire con le semplificazioni normative e amministrative avviate per abbattere gli adempimenti a carico delle imprese e accelerare i procedimenti amministrativi necessari per l’avvio di attività economiche.
Nessuna semplificazione è però credibile e può essere apprezzata in quanto tale, se lo Stato non cessa di trattare i cittadini come sudditi.
La PA per prima deve rispettare le regole e i contratti e pagare le imprese nei termini pattuiti, abbandonando comportamenti che la connotano come un debitore capriccioso e del tutto inaffidabile.

Infrastrutture ed energia

L’infrastrutturazione del nostro Paese vive ormai da troppi anni in una situazione di dannosa e inaccettabile incertezza, che impedisce la definizione e l’attuazione di un’efficace programmazione volta a sostenere lo sviluppo e la competitività del Paese,
Occorre fare ogni sforzo, utilizzando ogni possibile strumento, per contenere la spesa corrente e preservare la spesa per investimenti.
Occorre altresì creare condizioni di certezza e stabilità del quadro regolatorio e fiscale per attrarre capitali privati. Sotto questo profilo, misure che penalizzano di volta in volta questo o quel settore, siano essi concessionari di pubblici servizi o i produttori di energia, costituiscono un grave danno.
In tema di efficienza energetica e fonti rinnovabili devono essere salvaguardati gli obiettivi di efficienza (minimizzazione costi rispetto agli obiettivi) ed efficacia (policy stabile) anche rispetto agli obiettivi di crescita delle aziende italiane.
L’efficienza energetica è il pilastro portante della green economy italiana.
È un settore in cui le nostre imprese sono già all’avanguardia e presentano una dimensione importante: il comparto associato all’efficienza energetica conta oggi oltre 400.000 aziende e oltre 3 milioni di occupati (incluso l’indotto).
Occorre infine investire in ricerca nelle tecnologie per la sostenibilità e le fonti rinnovabili puntando su quelle più promettenti sotto il profilo dell’efficienza energetica e ambientale.
E adesso, incrociamo le dita…