(di INAIL) –

Aumentano in Italia le controversie legate
alla previdenza, ma non per l’INAIL. Se,
infatti, le prime anticipazioni del ministero
della Giustizia fanno emergere che, in
quest’ambito, il numero dei contenziosi nel
2007 si è mantenuto costante – con quasi
275mila procedimenti di primo grado: circa il
66% del totale di quelli promossi presso le
sezioni lavoro dei Tribunali – per quanto
riguarda l’INAIL questo dato segna, invece,
u n s i g n i f i c a t i v o a n d a m e n t o i n
controtendenza. Di fatto, con 14.657
processi di primo grado avviati lo scorso
anno, l’Istituto si segnala per contribuire in
modo davvero esiguo sull’annosa
congestione degli uffici giudiziari: appena il
5,33%. Questa realtà assume un significato
ancora maggiore se considerata in relazione
all’insieme dei processi iniziati in tutti i diversi
gradi di giudizio: 17.855 casi, con una
flessione del 12,22%. Decisamente positivo
anche il valore relativo ai procedimenti di
primo grado esauriti con rigetto. Sono questi
alcuni dei principali dati desunti dalla
Relazione dell’Avvocatura generale sul
contenzioso dell’anno 2007 illustrati, a
Roma, nel corso del seminario
“L’applicazione delle nuove disposizioni in
materia di salute e sicurezza del lavoro”. “Si
tratta di un risultato positivo che riconosce
un’azione avviata da tempo dall’INAIL
proprio per ridurre il numero dei
contenziosi”, dice Luigi La Peccerella,
curatore del rapporto.

“Obiettivo dell’Istituto,
infatti, è arrivare a concludere nel modo più
efficace e rapido possibile la fase
amministrativa, al fine di riconoscere là dove
c’è, o non c’è, il diritto. In questo modo il
contenzioso residuale si manifesta in due
casi principali: qualora l’assistito voglia
comunque portare avanti, a tutti i costi, la
propria pretesa o qualora ci siano
effettivamente situazioni di interpretazione
complessa”. Sulla base delle rilevazioni Istat
è stato calcolato che una controversia
previdenziale per la quale siano stati
proposti i tre gradi di giudizio può richiedere,
per la sua definizione, circa dieci anni. “Un
lasso di tempo davvero insostenibile per un
ente come l’INAIL e non compatibile con i
doveri di tempestività e di sostegno che
fanno parte della sua vocazione assicurativa
e sociale nei confronti dei lavoratori”, valuta
La Peccerella. “Proprio per questo motivo
l’Istituto da tempo ha attivato sforzi per
cercare di diminuire la quantità dei processi:
non solo per un’esigenza, pure
comprensibile, di risparmiare, ma anche per
intervenire con la doverosa sollecitudine nei
confronti dei bisogni dei suoi assistiti”. Una
strategia certo non facile vista l’evoluzione
del mondo del lavoro che, per molti aspetti,
ha cambiato radicalmente la stessa
definizione – un tempo più statica – delle
malattie professionali.